Per l'Associazione Medici Diabetologi l’ideale sarebbe l’utilizzo in pazienti con lunga durata della malattia. E’ il commento scaturito a seguito della pubblicazione dello studio britannico su Nature Medicine.

Lo dimostra uno studio multicentrico italiano, in corso di pubblicazione, coordinato dal gruppo di ricerca guidato dal professor Pasquale Perrone Filardi del Dipartimento di Scienze biomediche avanzate dell’Università Federico II di Napoli.

Il tasso di diabete di tipo due negli adolescenti e nei giovani adulti a livello globale è aumentato notevolmente negli ultimi 20 anni. In particolare, lo rivelano i risultati di follow-up pubblicati sul British Medical Journal e relativi ai 30 anni che vanno dal 1990 al 2019. Una forte incidenza del fenomeno è stata rilevata nei paesi con un indice sociodemografico medio-basso e nelle donne di età inferiore ai 30 anni, mentre un indice di massa corporea elevato è risultato essere il principale fattore di rischio in tutti i paesi.

Il diabete di tipo 1, una malattia autoimmune caratterizzata dalla distruzione delle cellule che producono insulina, registra ogni anno in Italia 5 mila nuovi casi. Se l’insorgenza della malattia avviene al di sotto dei 10 anni, è associata a complicanze renali e cardiovascolari, che accorciano l’aspettativa di vita.

Non capita spesso di incontrare un genetista di fama internazionale per poter affrontare importanti riflessioni, perché no, anche sul diabete. Rolf Marschalek, tedesco di Germania, non perde occasione per trascorrere le sue vacanze in sardegna, a Calasetta dove ha acquistato una casa a pochi passi da mare. E’uno scienziato di fama internazionale che ha identificato una mutazione delle leucemie acute causate dalla traslocazione (spostamento) del gene MLL, situato sul crimosoma 11, in altri cromosomi, che causa un tipo di leucemia molto aggressiva. Le sue ricerche hanno fatto in modo che questo tipo di leucemia fosse identificata più facilmente. Gestisce un centro diagnostico operativo in tutto il mondo, chiamato "DCAL"; oggi impegnato per creare un farmaco capace di curare la leucemia linfatica acuta. 

In Italia il consumo giornaliero di sale è quasi il doppio rispetto a quello raccomandato dalle linee guida della Società Europea di Cardiologia: in media 9,5 grammi al giorno rispetto ai 5 grammi consigliati.  “Ma basta anche un solo grammo di sale in meno al giorno, rispetto ai circa 10 grammi consumati in media dagli italiani, per trarre grandi benefici e salvaguardare la salute del cuore”.