Un cittadino su tre chiede che la sanità sia presente in modo più capillare sul territorio, e uno su due ritiene che la pandemia abbia evidenziato l’inefficienza del sistema sanitario pubblico, mentre per le Regioni il Covid ha sottolineato l’eccessiva decentralizzazione della sanità, e per gli operatori del settore una mancanza di organizzazione a livello ospedaliero e territoriale.
 

Unità di intenti, tra istituzioni, società scientifiche e associazioni pazienti per superare l’attuale barriera che impedisce agli atleti con diabete di entrare a far parte dei gruppi sportivi militari e dei corpi dello stato.

E’ il dato preoccupante emerso nei giorni scorsi a seguito dell’adesione ufficiale della città partenopea capoluogo delle Campania all’iniziativa Cities Changing Diabetes®, realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, con il contributo di Novo Nordisk, numerose Istituzioni nazionali e amministrazioni locali, mondo accademico e società civile. 

Ci sono delle diversità nell’erogazione di presidi e strumenti per la cura del diabete a volte incomprensibili, a volte addirittura discriminanti. Venti sanità diverse con una omologazione che è difficile da raggiungere proprio a causa di quel titolo quinto della costituzione che nemmeno Renzi era riuscito a cambiare, forse perché aveva agganciato il quesito alla modifica del senato e a tanti altri argomenti per i quali prevalse un concreto no. 

Tanti sono gli strascichi di Covid-19 soprattutto sul cuore: dolore al petto, palpitazioni e alterazioni del battito ma anche stanchezza e difficoltà respiratorie sono un problema per il 10-30% dei pazienti contagiati, anche 4 o più mesi dopo la risoluzione dell’infezione.

Il farmaco, primo agonista del recettore del GLP-1 a somministrazione orale, e prima proteina in compressa per la cura del diabete1, grazie alla sua innovativa tecnologia si dimostra efficace nella riduzione di emoglobina glicata e peso corporeo e nel migliorare i fattori di rischio cardiometabolico, come pressione arteriosa e colesterolo LDL2-5

È il dubbio che scaturisce dai risultati di un grande  studio osservazionale danese pubblicato su Annals of  Internal Medicine.

Ma il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) getta acqua sul  fuoco: “È per ora solo un’osservazione, che andrà  confermata da ulteriori studi”.